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Di seguito si
riporta la storia di una conversione di un laico toscano, padre di
famiglia, tratta dal sito "testimoni del tempo".
Credo che oggi si debbano proporre anche esempi di conversioni di
laici perchè la santità viene sempre associata con modelli
bellissimi, ma spesso considerati irraggiungibili
La coppia Enrico-Desi Nativi di Piombino (LI), hanno riscoperto
insieme Gesù e il Suo Vangelo alla fine degli anni '80. Raccontano
essi stessi. "Eravamo tra quelli che si possono definire brave
persone, animati da tanti interessi meno che quello per Dio. Ci
siamo sposati in chiesa, abbiamo battezzato i nostri figli perché
"si fa così", perché è tradizione, senza mai porci domande e
cercando anzi le scorciatoie possibili per non essere disturbati più
di tanto, aiutati anche dal fatto che nessuno ci aveva mai
inquietato con interrogativi più profondi". Intanto nella loro
parrocchia, nel quartiere Cotone a ridosso delle grandi acciaierie
della città, arrivavano padre Carlo Uccelli, missionario saveriano
ed Emma, missionaria laica, per dar vita al Centro Fraternità
Missionarie che prepara sacerdoti e famiglie per una particolare
modalità di presenza in missione. Accolti dal Vescovo di allora,
Mons. Lorenzo Vivaldo, essi avevano chiesto e accettato la cura
pastorale di una parrocchia ritenuta, se animata con metodi
missionari, l'ambiente ideale per formare persone chiamate alla
Missione ad Gentes. In una riunione che regolarmente p. Carlo ed
Emma proponevano ai genitori che mandavano i figli al catechismo,
Enrico e Desi sentirono fortemente di essere chiamati a convertirsi
a una vita cristianamente coerente pur non sapendo ancora quali
passi concreti fare. Poco dopo p. Carlo andò a casa loro per
l'annuale visita alla famiglia e leggendo con loro la parabola degli
"invitati scortesi" (Mt. 22,1-14), Enrico e Desi sentirono per la
prima volta di essere invitati a un banchetto, commensali di Dio.
"Ricevendo una notizia così - commentava sempre Enrico - come
potevamo restare fuori dalla sala di nozze?" Chiesero subito. "Cosa
possiamo fare?" Fu suggerito loro di incontrarsi con altri cristiani
a riflettere sulla Parola di Dio e a confrontarla con la vita.
Dall'ascolto della Parola arrivarono alla partecipazione alla vita
parrocchiale, alla comprensione sempre più chiara del Regno di Dio,
della Missione e della Chiesa, al "sì" cordiale e radicale alle
proposte di vita che le circostanze concrete offrivano loro.
Aprirono subito la loro famiglia (tre figli nati vivi e sani da
numerose gravidanze difficili non giunte a termine e che facevano
dire a Enrico negli anni di malattia. "Una bella parte della nostra
famiglia è già in paradiso e quando arriverò là me li prenderò tutti
in collo questi nostri figli che finalmente conoscerò") all'affido
di ragazzi in difficoltà e ne ebbero cinque: tre italiani, un
albanese e una saharawi. La porta sempre aperta, che si traduceva in
solidarietà e clima conviviale per tutti, era diventata la loro
caratteristica proverbiale. In casa loro ospitavano una delle
Piccole Comunità di cui è composta la parrocchia del Cotone,
aiutando tutti ad ascoltare e a vivere la Parola di Dio e anche
accogliendo e preparando le giovani coppie al matrimonio. Entrarono
a far parte del Centro Fraternità Missionarie con p.Carlo ed Emma,
diventando la coppia di riferimento per l'accoglienza e la
formazione dei candidati alla missione. Nel '98, appena si crearono
per loro le condizioni per una partenza missionaria ad Gentes,
partirono per il Mozambico insieme alle due figlie Giulia e
Caterina, lasciando a casa il primo figlio Filippo di 20 anni già
capace di una vita autonoma. In Mozambico vissero in Fraternità con
p. Giuseppe Mauri, saveriano, don Gianluca della diocesi di
Pitigliano e una giovane coppia di Ascoli Piceno, in una zona
distrutta dalla guerra e nel periodo della disastrosa alluvione di
pochi anni fa dedicandosi all'ascolto fraterno della nuova realtà,
all'Evangelizzazione e alla Promozione Umana, con uno stile di
amicizia e di accoglienza tipico di questa coppia. Nel 2001,
rientrati in Italia per una breve vacanza, durante accertamenti
medici fu diagnosticato a Enrico un cancro al polmone. Smarrimento,
calvario delle cure, ricerche, speranze e delusioni. come tutti in
queste situazioni. Però non si chiusero e, come ripetevano sovente,
"non volendo morire prima del tempo, ma vivere in pienezza da
cristiani fino alla fine", accolsero l'invito del Vescovo per la
parrocchia di S Bernardino rimasta senza prete e vi andarono ad
abitare diventando "la porta aperta e la casa accogliente" di
sempre, a partire dalla quale iniziarono un lavoro pastorale
intelligente e creativo. Con la malattia che avanzava, Enrico e Desi
continuavano a progettare e ad accogliere rimettendo la loro
debolezza nelle mani potenti di Dio che con queste persone compie
miracoli di amore. Enrico, pur tra tante difficoltà è rimasto in
piedi fino alla fine, fino a quando in sei giorni la malattia ha
avuto il sopravvento portandolo "a casa" nella Comunione totale
della Trinità, di quel Dio-Famiglia che ha tanto amato e dove ci
attende.
(fine prima parte) |