ENRICO CECCARELLI: DISCEPOLO E MISSIONARIO

 

Daniela

 

 

Di seguito si riporta la storia di una conversione di un laico toscano, padre di famiglia, tratta dal sito "testimoni del tempo".
Credo che oggi si debbano proporre anche esempi di conversioni di laici perchè la santità viene sempre associata con modelli bellissimi, ma spesso considerati irraggiungibili
La coppia Enrico-Desi Nativi di Piombino (LI), hanno riscoperto insieme Gesù e il Suo Vangelo alla fine degli anni '80. Raccontano essi stessi. "Eravamo tra quelli che si possono definire brave persone, animati da tanti interessi meno che quello per Dio. Ci siamo sposati in chiesa, abbiamo battezzato i nostri figli perché "si fa così", perché è tradizione, senza mai porci domande e cercando anzi le scorciatoie possibili per non essere disturbati più di tanto, aiutati anche dal fatto che nessuno ci aveva mai inquietato con interrogativi più profondi". Intanto nella loro parrocchia, nel quartiere Cotone a ridosso delle grandi acciaierie della città, arrivavano padre Carlo Uccelli, missionario saveriano ed Emma, missionaria laica, per dar vita al Centro Fraternità Missionarie che prepara sacerdoti e famiglie per una particolare modalità di presenza in missione. Accolti dal Vescovo di allora, Mons. Lorenzo Vivaldo, essi avevano chiesto e accettato la cura pastorale di una parrocchia ritenuta, se animata con metodi missionari, l'ambiente ideale per formare persone chiamate alla Missione ad Gentes. In una riunione che regolarmente p. Carlo ed Emma proponevano ai genitori che mandavano i figli al catechismo, Enrico e Desi sentirono fortemente di essere chiamati a convertirsi a una vita cristianamente coerente pur non sapendo ancora quali passi concreti fare. Poco dopo p. Carlo andò a casa loro per l'annuale visita alla famiglia e leggendo con loro la parabola degli "invitati scortesi" (Mt. 22,1-14), Enrico e Desi sentirono per la prima volta di essere invitati a un banchetto, commensali di Dio. "Ricevendo una notizia così - commentava sempre Enrico - come potevamo restare fuori dalla sala di nozze?" Chiesero subito. "Cosa possiamo fare?" Fu suggerito loro di incontrarsi con altri cristiani a riflettere sulla Parola di Dio e a confrontarla con la vita. Dall'ascolto della Parola arrivarono alla partecipazione alla vita parrocchiale, alla comprensione sempre più chiara del Regno di Dio, della Missione e della Chiesa, al "sì" cordiale e radicale alle proposte di vita che le circostanze concrete offrivano loro. Aprirono subito la loro famiglia (tre figli nati vivi e sani da numerose gravidanze difficili non giunte a termine e che facevano dire a Enrico negli anni di malattia. "Una bella parte della nostra famiglia è già in paradiso e quando arriverò là me li prenderò tutti in collo questi nostri figli che finalmente conoscerò") all'affido di ragazzi in difficoltà e ne ebbero cinque: tre italiani, un albanese e una saharawi. La porta sempre aperta, che si traduceva in solidarietà e clima conviviale per tutti, era diventata la loro caratteristica proverbiale. In casa loro ospitavano una delle Piccole Comunità di cui è composta la parrocchia del Cotone, aiutando tutti ad ascoltare e a vivere la Parola di Dio e anche accogliendo e preparando le giovani coppie al matrimonio. Entrarono a far parte del Centro Fraternità Missionarie con p.Carlo ed Emma, diventando la coppia di riferimento per l'accoglienza e la formazione dei candidati alla missione. Nel '98, appena si crearono per loro le condizioni per una partenza missionaria ad Gentes, partirono per il Mozambico insieme alle due figlie Giulia e Caterina, lasciando a casa il primo figlio Filippo di 20 anni già capace di una vita autonoma. In Mozambico vissero in Fraternità con p. Giuseppe Mauri, saveriano, don Gianluca della diocesi di Pitigliano e una giovane coppia di Ascoli Piceno, in una zona distrutta dalla guerra e nel periodo della disastrosa alluvione di pochi anni fa dedicandosi all'ascolto fraterno della nuova realtà, all'Evangelizzazione e alla Promozione Umana, con uno stile di amicizia e di accoglienza tipico di questa coppia. Nel 2001, rientrati in Italia per una breve vacanza, durante accertamenti medici fu diagnosticato a Enrico un cancro al polmone. Smarrimento, calvario delle cure, ricerche, speranze e delusioni. come tutti in queste situazioni. Però non si chiusero e, come ripetevano sovente, "non volendo morire prima del tempo, ma vivere in pienezza da cristiani fino alla fine", accolsero l'invito del Vescovo per la parrocchia di S Bernardino rimasta senza prete e vi andarono ad abitare diventando "la porta aperta e la casa accogliente" di sempre, a partire dalla quale iniziarono un lavoro pastorale intelligente e creativo. Con la malattia che avanzava, Enrico e Desi continuavano a progettare e ad accogliere rimettendo la loro debolezza nelle mani potenti di Dio che con queste persone compie miracoli di amore. Enrico, pur tra tante difficoltà è rimasto in piedi fino alla fine, fino a quando in sei giorni la malattia ha avuto il sopravvento portandolo "a casa" nella Comunione totale della Trinità, di quel Dio-Famiglia che ha tanto amato e dove ci attende.
(fine prima parte)

 

 

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