UTOPIA PART II

Beatrice

 

 

Salve a tutti assidui lettori…

Nonostante la calura estiva, il solleone, la sabbia, il sale, le creme abbronzanti (..e non dimentichiamo quelle protettive e doposole..) e la sabbia, noi siamo ancora qua a scrivere per voi tutti e voi tutti, e voi tutti siete di nuovo qui a leggere i nostri, più o meno piacevoli, articoletti….ebbene, anche oggi, tanto per cambiare parliamo della nostra realtà parallele, quella che ci aiuta vivere in questo assurdo e bizzarro mondo e ci soccorre nel lungo ed estenuante cammino della comprensione quotidiana… Dunque, torniamo sul dibattito già aperto il mese scorso sul vicino mondo di Utopia, rifacendoci sempre all’intramontabile opera di Moro. Direi che potremo definire questa nostra nuova avventura:

 

Utopia, part TWO!

 

Cerchiamo intanto di condensare il valore dell’opera in un breve riassunto: dopo una premessa che descrive le tristi condizioni del popolo inglese, Moro si scaglia contro l politica del Tudor che ha aggravato i dislivelli sociali fra ricchi e poveri e ridotto i contadini alla fame costringendoli al banditismo.

“Prima fate dei ladri, poi li punite” è una delle sue celebri invettive contro il Parlamento.

 

 Quasi per consolarsi di questa immagine disastrosa della società del tempo, egli crea uno stato immaginario nella fantastica isola di Utopia. Di questo luogo e dei suoi abitanti descrive la vita e le istituzioni, dimostrando che sono da evitare come mali peggiori l’ozio, la proprietà privata, la guerra, la pena di morte, mentre costituiscono fondamento di benessere la sacralità della famiglia, l’obbligo di lavoro per tutti, un comportamento morale ineccepibile, il rispetto reciproco fra i cittadini, il rifiuto della corruzione e del vizio… Anche la religione è concepita in modo nuovo: pur lasciando intatto il valore della religione cattolica, Moro non rifiuta tutte le altre forme di religiosità, eccetto l’ateismo e il materialismo che considera innaturali. Nella sua opera vengono sconvolti tutti i modelli di perfezione di una società che nel rigido classicismo e nella ineguale distribuzione dei beni attuava i suoi principi di benessere.

 

A noi, oggi le parole di Tommaso Moro risuonano profetiche e anticipatrici delle idee che stanno alla base delle moderne repubbliche, anche se la loro totale attuazione è ancora una lontana “utopia”. Le pagine della sua opera si prospettano veramente un sogno, ma alcune cose ai nostri giorni non sembrano più così immaginarie come dovevano apparire all’Europa del Cinquecento, attanagliata dalle ingiustizie sociali che diventavano più dolorose con l’affermarsi della borghesia, la ricca classe dei commercianti e degli industriali, maestra nell’accentuare le discriminazioni, soprattutto con i soprusi verso i lavoratori. Moro fu un sognatore, ma il suo, forse, non era solo un sogno, bensì un progetto da consegnare a uomini di buona volontà. Egli era lucidamente realista nel fare l’analisi del suo tempo e della società intorno a lui, ma altrettanto lucido ci appare nelle pagine stesse in cui troviamo il mondo di Utopia con quegli stessi cittadini londinesi spogliati dei loro vizi peggiori e resi liberi da regole di vita uguali per tutti.

La più grande angoscia di Tommaso Moro, che preferì morire anziché andare contro la propria coscienza, dovette essere quella di vedere la disparità del vivere degli uomini, la ricchezza dei pochi e la miseria dei tanti, la vita oziosa dei parassiti e la faticosa lotta per la sopravvivenza quotidiana. Utopia, allora, è l’isola felice in cui si rifugia il suo pensiero disperato per trovare un mondo senza sfarzo, senza la sontuosità e chiassi della corte, ma semplice e armonico perché lì tutti posseggono le stesse cose e hanno le stesse possibilità di realizzare se stessi. Egli, in quell’isola, mescola insieme il suo profondo spirito evangelico, il comunismo platonico, la semplice coscienza umanitaria, ma dal suo sincretismo prenderanno avvio idee nuove e dalla sua immaginaria utopia qualcuno seppe trarre spunti per una politica reale e concreta (pensiamo agli empiristi inglesi, a Rousseau, agli illuministi…e pensiamo anche che quei princìpi di uguaglianza e di giustizia sociale in buona parte ancora oggi sono utopia)….

Ecco il motivo per il quale qualcuno potrebbe dire “Sognare? Ma perché? Riusciremo mai a ritrovare la speme?......”

 

La risposta è dentro ogni cranio umano.

Intanto riflettiamo…

 

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