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Arrembanti e funambolici istrioni della tenerezza e giocolieri del paradosso arrivano su di un furgoncino malconcio e tutto colorato: dilagano in ogni piazza, schiumano per le strade, dove possono, conquistano angoli e sorrisi, lacrime e abbracci. Quest’avventura che abbiamo intrapreso ci ha letteralmente regalato una seconda nascita, siamo nati tutti di nuovo. Da qualche bel po’ di mesi ormai abbiamo un’altra anima che ci portiamo dentro e che coccoliamo. Quando vogliamo la lasciamo affiorare, la trucchiamo e la vestiamo come si sente, come vuole, in piena libertà. Come vorrebbe fare da una vita ma non può farlo perché altrimenti sembrerebbe a tutti una persona fuori di testa. Quando questo accade si può far ridere o si può far piangere, siamo sinceri e non si recita né si pensa. E’ la parte più bella e sincera di noi, quella più simile ai bambini. E’ un esperimento di vita sconfinato, apre porte sconosciute, abbatte pareti, scavalca cancelli, ci cambia anche e soprattutto quando non siamo vestiti da clown. E’ un mondo arrembante e funambolico dove bisogna essere bravi solo a disimparare tutto.

E’ un allenamento alla sensibilità straordinario. Come il musicista che affina l’orecchio. Come non si è musicisti senza un minimo d’orecchio, così non si è clown se non si ha l’orecchio aperto e sintonizzato sull’altro che ci sta di fronte, chiunque esso sia. Una cura verso l’indifferenza, non si torna indietro facilmente alla sordità. Ogni esperienza, ogni giornata insieme, ogni festa, ogni spettacolo, ogni tipo di “altro” con cui ci siamo confrontati col naso rosso ci ha dato difficoltà nuove, ci ha insegnato una nota diversa, una tonalità diversa, una sfumatura più bella. Se stiamo imparando a suonare lo dobbiamo a tutti gli eserciti di bambini che abbiamo incontrato, ai loro genitori, ai ragazzi della Stella Maris, agli anziani…a tutti questi, abbiamo rubato di più di quel sorriso che abbiamo lasciato.

 

Matteo

 

 

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